“IL TRAFFICO E’ VITA” MA IL TRAFFICO DISTRUGGE LA VITA
di Toni Sirena
La questione dell'autostrada A27 continua ad aleggiare come un fantasma, riproposta di continuo anche quando non arrivano conferme alla supposta disponibilità di privati a finanziare la colossale opera che, se realizzata, cambierebbe completamente il paesaggio e la vita della provincia di Belluno. E' singolare che l'assessore Chisso che un anno fa aveva annunciato come imminente la presentazione di un'offerta da parte di privati per costruire l'autostrada da Pian di Vedoia in avanti, continui a dire «andremo avanti». E' altrettanto singolare che il sindaco di Belluno Antonio Prade l'abbia definita ancora di recente «una priorità», anche se il suo è un invito ad andare avanti al buio («Intanto arriviamo fino a Tai, poi si vedrà»).
E' singolarmente singolare che il presidente della Provincia Sergio Reolon glissi sull'argomento evitando di pronunciarsi e lasciando aperta la strada ad ogni possibile sviluppo, tanto che anche nel Piano strategico la Provincia si limita a darla come una delle ipotesi sul tavolo, senza scegliere. Si capisce chela ritiene una questione inesistente, della quale neanche vale la pena di parlare, e sulla quale non è utile aizzare lo scontro e dividere la comunità provinciale, «tanto non si farà rnai».
Però non si capisce perché, comunque, si continui a parlarne se è davvero così impossibile, tanto da lasciare il sospetto che, alla fin fine, serva solo per fare nuovi studi, mantenere in vita «società per l'autostrada», commissionare continui aggiornamenti del progetto.
Basta una scorsa al frequentemente citato libro di Werner Baetzing, «Le Alpi» (Bollati Boringhieri) per capire che la questione della mobilità dentro le Alpi e da una parte all'altra delle Alpi è uno dei temi ineludibili, da affrontare con serietà e serenità, però dati alla mano. C'è il pro e il contro, naturalmente, eppure è certo che uno dei mali di cui le Alpi soffrono è proprio il traffico di attraversamento. Solo uno, perché un altro è il traffico di penetrazione, e un altro ancora quello del pendolarismo tra montagna e pianura, e un altro ancora quello di collegamento tra valli.
Ma occorre prima di tutto riassumere che cosa prevede il progetto definito «priorità» dal sindaco Prade, ignorato da Reolon, considerato possibile da Chisso. I numeri relativi alla tratta Pian di Vedoia-Pieve di Cadore li riassume «Per Altre Strade» che si oppone, in Cadore e in Carnia, all'«auto-strada dell'obbrobrio»: lunghezza 22,7 km di cui 12,2 in galleria, 4,3 in viadotto, 6,2 in rilevato; durata ipotizzata dei lavori 10 anni e 6 mesi; i primi 8 km da Pian di Vedoia a Longarone sull'alveo del Piave (piene e alluvioni permettendo); 12 km di galleria a due canne sulla sinistra Piave dove non esistono né strade né accessi; 8 milioni di tonnellate di materiale di risulta da trasportare a valle con 270 mila viaggi di camion pellicano sulla statale 51; 945 milioni di euro di costo. Particolare non irrilevante: i passaggi necessari perché l’opera si paghi sono valutati in 38 mila al giorno, pari a 14 milioni di passaggi all'anno.
Occorre partire da qui per valutare se quest'opera è necessaria, in secondo luogo se è possibile, in terzo luogo se è una priorità, in quarto luogo se non vi sono alternative. Facciamolo serenamente, dati e cifre alla mano, discutiamone senza far la diventare un motivo di rissa e di scontro: però facciamolo. Sapendo che parlare di autostrada (questa autostrada) equivale anche a depotenziare ogni possibile impegno per altre alternative, come la ferrovia. Scrive Baetzing che «l'accessibilità attraverso un moderno mezzo di trasporto è ormai diventata il presupposto basilare per la partecipazione alla vita e all'economia moderne», e dunque occorre tenerne conto se si ritiene che la montagna debba essere non un'isola, impossibile del resto, ma una regione con caratteristiche particolari ma collegata con il mondo. Però «mezzi moderni» non vogliono dire di necessità «autostrada».
Il problema è certamente il traffico di transito, ma è, forse anche soprattutto, il traffico interno «molto più consistente di quello di transito» (Baetzing), che si somma al primo con effetti micidiali di paralisi da un lato, di «drenaggio» in fondovalle dall'altro. Con i tempi moderni la struttura della viabilità si è radicalmente modificata; nel 1815 il transito per le Alpi passava per 300 passi (con animali da soma) e 30 valichi (con carri). Oggi ci sono 10 percorsi di valico ma solo su 3 (Brennero, San Gottardo, Monte Bianco) si concentra l'81% dei Tir che sono 3 milioni (senza contare le automobili). Un tempo dunque era molto più importante la rete dei passi intervallivi, ma l'avvento della modernità ha stravolto quell'assetto «longitudinale». Oggi per andare da una valle all'altra occorre scendere da una valle sul fondovalle principale (che funge da direttrice per la viabilità lineare e veloce) e risalire l'altra valle. Dagli anni 60 in poi c'è stato il boom delle autostrade (e delle semiautostrade) spesso in tunnel, con una «evoluzione che mette in discussione la funzione residenziale delle valli di transito».
Se applichiamo queste ormai accertate modalità (e conseguenze) al progetto di continuazione dell'A27 possiamo concludere che, per il micidiale inquinamento (che ristagna a fondo-valle), per l'aumento del traffico di transito non funzionale al territorio della provincia di Belluno dunque parassitario, per l'incremento indotto (cioè provocato) di traffico indesiderato e non necessario interno alla provincia, il progetto autostradale porterà più danni che benefici. Danni che, sia detto per inciso, altrove cercano disperatamente di arginare in vari modi (sensi unici alternati, quote prestabilite di passaggi, distanze rigorose tra un Tir e l'altro). Oppure di scaricare su qualche sventurato (sprovveduto?) vicino.
Il fatto è che le verità, come sempre, sono due, come dice ancora Batzing: «II traffico è vita, ma il traffico distrugge la vita». Dipende dunque, in modo decisivo, dall'idea di sviluppo che la comunità bellunese immagina nel suo futuro. Senza fermarsi al di qua del proprio naso, a valutare solo quanti «affari» si possono fare mettendo in moto lavori, imprese e appalti.
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| Dal Corriere delle Alpi del 17 febbraio 2008 |
"L’ACQUA INGABBIATA"
Uno spettacolo di Sandro Buzzatti per riflettere sul futuro del Cadore sul piano economico, sociale, culturale e ambientale
E’ ingabbiata l’acqua del Cadore.
Prigioniera di centocinquanta disposizioni, regole vecchie e nuove, leggi, diritti acquisiti e prepotenti prelazioni.
E così il lago del Centro Cadore, d’estate, si presenta come una pozzanghera. Quella che dovrebbe essere un’attrazione turistica si sta trasformando sempre più in un luogo che compromette negativamente il paesaggio.
L’acqua ingabbiata è il titolo dello spettacolo che l’attore bellunese Sandro Buzzatti metterà in scena venerdì 7 dicembre alle ore 20,30 al Teatro Kursaal di Auronzo di Cadore.
L’appuntamento rientra tra quelli messi in calendario dalla Comunità Montana Centro Cadore per pensare il futuro del suo territorio.
Cosa fare per tenere in vita la montagna? Quali interventi sono necessari per arginare l’esodo? Quali attività favorire per consentire ai giovani di restare in Cadore?
A questi e ad altri interrogativi sono chiamati a rispondere protagonisti del mondo economico, alpinistico, ambientalista, della cultura. E le risposte hanno lo scopo di stimolare l’intervento dei cadorini.
“Perché – sottolineava poche settimane fa a Pieve di Cadore l’alpinista Fausto De Stefani – solo l’intelligenza, l’intraprendenza, la tenacia e la forza dei cadorini possono forgiare il Cadore del futuro.”
E gli organizzatori di queste serate puntano proprio a far si che i cadorini si incontrino, riflettano e progettino.
Ma puntano anche a denunciando come succederà sicuramente venerdì 7 dicembre con lo spettacolo di Buzzatti nel corso del quale si parlerà dell’acqua cadorina rubata e del paesaggio montano gestito da tutti fuorché dai cadorini e delle Dolomiti violate. Un’autentica denuncia ma anche un contributo a leggere la realtà partendo dalla cultura….dalle poesie di Zanzotto o Pasolini, dagli scritti di Buzzati, dai reportages di Rumiz e dalle note dei musicisti che accompagneranno Buzzatti nei suoi monologhi.
"SUI SENTIERI DELL’ARMONIA INFRANTA”
L’alpinista Fausto De Stefani (ha salito tutti gli 8000 della terra) racconta come l’uomo stia minacciando l’ambiente dal Cadore all’Himalaya
SABATO 10 NOVEMBRE ORE 20,30 SALA COS.MO. PIEVE DI CADORE
Introduce Bepi Casagrande giornalista RAI
Come sarà il Cadore tra venti, trenta, cinquant’anni?
Quanto incideranno sul futuro della montagna cadorina fenomeni come i cambiamenti climatici, lo spopolamento, il traffico, il turismo a intermittenza che riempie e svuota i nostri paesi a seconda delle mode stagionali?
Che ne sarà delle meraviglie ambientali che ci circondano? Sapremo tutelarle e contemporaneamente farle diventare un’opportunità turistica da valorizzare anche economicamente?
Interrogativi che stimolano riflessioni prima ancora che risposte e soluzioni.
Così ha pensato la Comunità Montana del Centro Cadore stilando un calendario di incontri con economisti, attori, scrittori, alpinisti, imprenditori, amministratori italiani e stranieri, giornalisti. A tutti è stato chiesto un contributo di idee per aiutare il Cadore a pensare e progettare il proprio futuro.
Dopo l’assaggio della scorsa estate con il metereologo Luca Mercalli adesso tocca all’alpinista Fausto De Stefani.
Sarà come riprendere il filo del discorso perché De Stefani conosce bene le previsioni scientifiche illustrate da Mercalli. E non solo le condivide ma sa calarle bene in un contesto, quello della montagna, che conosce molto bene. De Stefani sa che anche da noi l’ambientalismo deve fare i conti con la gente che abita in montagna 365 giorni l’anno e non solo la domenica.
Presidente di Mountain Wilderness, l’associazione in prima fila contro i soprusi alla montagna Fausto De Stefani è stato uno dei più forti alpinisti dell’ultimo secolo. Ha salito tutte le più alte montagne della terra a cominciare dai quattordici 8000.
Negli ultimi anni si è impegnato in una campagna di solidarietà per dare un’istruzione ai bambini poveri del Nepal.
Alle porte della capitale Katmandu è riuscito a far costruire due scuole e un istituto professionale che sono frequentati da più di mille alunni.
Sabato 10 novembre alle ore 20,30 nella sala Cos.Mo. di Pieve di Cadore, aiutandosi anche con diapositive e filmati Fausto De Stefani accompagnerà i presenti lungo i “Sentieri dell’armonia infranta” che è il titolo della serata.
“Percorrendo i sentieri che collegano le valli e le cime del Cadore – sostiene De Stefani – si vivono momenti di tranquillità e si percepisce il vero senso dell’armonia. Ma questa armonia, sempre più spesso, viene offesa e infranta dall’uomo che non ha nessun rispetto per la montagna. Io ho avuto la fortuna di percorrere sia i sentieri delle Dolomiti che quelli dell’Himalaya assaporando il gusto dell’armonia. I questi ultimi anni li ho ripercorsi e devo dire che l’armonia è infranta.”
Il noto climatologo l’altra sera a Domegge: «Le terre alte sono da numero chiuso, i piani regolatori devono difenderci»
Mercalli: «Giù le mani dalla montagna»
«Bisogna imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura devastata che punta solo sul petrolio»
Domegge
«La montagna è da numero chiuso. Non ti permette di fare più quello che vuoi. I Piani regolatori devono adeguarsi a questa necessità, Non per isolarci, ma per difenderci». Un'ora e mezza di dotta esposizione quella di Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società meteorologica italiana, sabato a Domegge, dalla quale sono emersi scenari preoccupanti. Numeri e prospettive che ci dicono che è giunto il momento di fermarci e di cambiare rotta. «Smettiamola di fare gli americani. C'è bisogno di nuove idee, di contributi per dare sbocco al futuro della montagna. Non dobbiamo accontentarci di essere qualificati come cittadini di serie B, schiacciati da economie sleali». Introdotto dal giornalista Rai, Luca Ginetto, Mercalli ha salutato il folto pubblica della sala, ricordando da dove viene e le battaglie che lì, in Val di Susa, sono ancora all'ordine del giorno, come il no all'alta velocità. «Non esistono ricette salvavita, ma modelli da seguire questo si». E ha spiegato come, a 630 metri di quota,ad Occidente, sulle Alpi Gialle a Bussoleno dove insiste la stazione meteorologica, sia possibile recuperare una vecchia cascina, ristrutturarla, dotarla di pannelli solari ( produciamo più energia di quanta ne consumiamo) coltivandone il terreno tutt'attorno a patate, incentivando la pastorizia ovina, bovina e commercializzando il ricco raccolto di castagne. «Ma non siamo isolati, c'è Internet. Con poca spesa e una buona linea telefonica ADSL a banda larga, possiamo lavorare anche dodici ore al giorno». Spiega: «la città è penetrata nella montagna a viva forza. Cinquant'anni di industrializzazione ci hanno ridotto davvero male. La nostra ma anche la vostra del Cadore è ancora la vera cultura alpina. Riflettete sull'opportunità di insistere e di combattere. Niente impianti sciistici a grande portata che non riducono le code, ma le fanno salire solo un po' più in alto. Più alberi invece». Mercalli a lungo ha parlato di energie alternative con un riferimento specifico a "Casa Klima". «Bolzano è all'avanguardia in Italia e in Europa. Dobbiamo copiare quel modello che per i nuovi edifici pubblici diventa con maggio, obbligatorio. Questo dimostra quanta attenzione abbia quella regione per l'ambiente». Una bottiglia di plastica di acqua minerale è diventata poi oggetto di ilarità, quando Mercalli ha sottolineato come che per arrivare sino a Domegge, avesse fatto un lungo viaggio. «Viene da Salisburgo. Un rifiuto in più da riciclare. Ma vale la pena acquistare acqua così lontano? Non è più buona quella del sindaco?». Un concetto basilare di sopravvivenza turistica che Mercalli ha spiegato è che la montagna «deve imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura devastata che ci vuole imporre l'eredità sterile del petrolio. Esiste un limite a tutto. Ciò non significa che dobbiamo vivere miseramente. Qui c' è ancora un barlume di saggezza. Esercitiamola e mettiamola in pratica».
La seconda parte della serata è stata dedicata al clima, a questo caldo così anomalo, ai ghiacciai che si ritirano come la Marmolada, a questa delicata fase del nostro tempo. Sta per verificarsi un'altra estate 2003, con temperature pesanti e le conseguenze che conosciamo». Sì ma con grande riserva alle biomasse, si all'energia alternativa, eolica e solare, per un futuro di autosufficienza per la montagna. «In Italia siamo 60 milioni di persone che nel contesto mondiale contano poco. Quando giungerà il momento della resa dei conti in cui il poco petrolio rimasto dovrà essere spartito, noi saremo come la mosca su una mucca. Con un colpo di coda la si scaccia». Dal pubblico domande sul Protocollo di Kyoto che secondo Mercalli non è stato un bluff. Ed un no deciso per l'autostrada verso la Carnia.
Nives Milani
22/03/07
Documento di sintesi della riunione tra i sindaci del Cadore e della CarniaIl Sindaco di Calalzo ha scritto un breve documento di sintesi della riunione tra i sindaci del Cadore e della Carnia avvenuta venerdì 16/03/07 nel municipio di Calalzo e l'ha inviata a tutti i sindaci della Comunità Montana Centro Cadore, Comunità Montana Comelico e Sappada; Comunità Montana Valle del Boite, Comunità Montana della Carnia (quelli interessati al passaggio dell'autostrada), ai rispettivi presidente ed ai sindaci di Longarone, Castellavazzo ed Ospitale.
04/03/07
Incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e della Carnia a Calalzo
Inviato un comunicato ai media in cui il Sindaco svolge alcune ulteriori riflessioni sulla prospettiva della realizzazione dell'autostrada ed anticipa che il 16 marzo a Calalzo ci sarà un incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e quelli della Carnia per una valutazione congiunta.
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03/03/07
Delibera della Provincia pro autostrada?
Il Consiglio provinciale qualche giorno fa ha votato all'unanimità (con qualche assenza significativa come ad esempio quella del consigliere di DL Margherita Armando Maroldo che successivamente ha dichiarato la sua assoluta contrarietà al progetto di prosecuzione dell'autostrada ed ha dissentito con l'odg approvato) un "Ordine del Giorno" che lascia molto perplessi riguardante in una sua parte il prolungamento dell'autostrada A27 verso la A23 (Pian di Vedoia - Cadore - Carnia) .
I presentatori dell'ordine del giorno hanno fatto sapere a tutti gli organi di stampa che all'unanimità del Consiglio era stato detto un sì al prolungamento. Nessun rappresentante della maggioranza ha contraddetto questa interpretazione, solo Rifondazione Comunista molto timidamente.
Pubblichiamo la deliberazione perchè tutti possano capire di che cosa si tratta e farsene un'idea.
scarica il documento a fondo pagina
28/01/07
Un commento a caldo su autostrada A27 / A23
Ho paretecipato al convegno di Villa Santina di venerdì 26/01/07, invitato dagli organizzatori per capire, finalmente, in che cosa consiste lo Studio di Fattibilità dell' "ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27".
Finora nessun amministratore del Centro Cadore ha avuto la possibilità di vederlo ufficialmente.
| lettera dibattito a23a27.doc | (82 KB) |
| incontro sindaci a23a27 160307 resoconto.pdf | (27.7 KB) |
| volantino CIPRA Perarolo 22 agosto .pdf | (90.6 KB) |
| delibera provincia ipotesi prolungamento a27.pdf | (54.3 KB) |
| osservazioni mobilità ptcp180707.pdf | (54.8 KB) |
| comunicato passante A27A23 GianfrancoBettin.pdf | (23.5 KB) |
| Manifesto incontro DeStefani.pdf | (189.1 KB) |
| convegno1.pdf | (1.4 MB) |
| a27 a23 30307.pdf | (36.5 KB) |