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30/08/08

Project Financing “Passante Alpe Adria-prolungamento A27”

LA COMMISSIONE REGIONALE DA’ PARERE POSITIVO...

SENZA VISIONARE IL PROGETTO!

Pubblichiamo a fondo pagina il comunicato pervenuto dal consigliere regionale Gianfranco Bettin riguardo l'ipotesi di project financing per il collegamento tra la A27 e la A23.
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01/08/08
3° rapporto della CIPRA sullo stato ALPI
Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi Comitato Interregionale Carnia-Cadore

PERAROLO DI CADORE
VENERDI’ 22 AGOSTO 2008 ORE 20.30
TENDONE PIAZZA REGINA MARGHERITA
PRESENTAZIONE DEL VOLUME
NOI ALPI!
UOMINI E DONNE COSTRUISCONO IL FUTURO
3° RAPPORTO CIPRA SULLO STATO DELLE ALPI
realizzato nell’ambito del progetto della CIPRA “Futuro nelle Alpi”
con Luigi Casanova, vice presidente di CIPRA Italia

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13/03/08

“IL TRAFFICO E’ VITA” MA IL TRAFFICO DISTRUGGE LA VITA

di Toni Sirena

La questione dell'auto­strada A27 continua ad aleggiare come un fantasma, riproposta di continuo anche quando non arrivano conferme al­la supposta disponibilità di privati a finanziare la colossale opera che, se rea­lizzata, cambierebbe completamente il paesaggio e la vita della provincia di Bel­luno. E' singolare che l'asses­sore Chisso che un anno fa aveva annunciato come immi­nente la presentazione di un­'offerta da parte di privati per costruire l'autostrada da Pian di Vedoia in avanti, con­tinui a dire «andremo avan­ti». E' altrettanto singolare che il sindaco di Belluno Anto­nio Prade l'abbia definita an­cora di recente «una priorità», anche se il suo è un invito ad andare avanti al buio («Intan­to arriviamo fino a Tai, poi si vedrà»).

E' singolarmente singolare che il presidente della Provin­cia Sergio Reolon glissi sull'argomento evitando di pro­nunciarsi e lasciando aperta la strada ad ogni possibile svi­luppo, tanto che anche nel Pia­no strategico la Provincia si li­mita a darla come una delle ipotesi sul tavolo, senza sce­gliere. Si capisce chela ritiene una questione inesistente, del­la quale neanche vale la pena di parlare, e sulla quale non è utile aizzare lo scontro e divi­dere la comunità provinciale, «tanto non si farà rnai».

Però non si capisce perché, comunque, si continui a par­larne se è davvero così impos­sibile, tanto da lasciare il so­spetto che, alla fin fine, serva solo per fare nuovi studi, man­tenere in vita «società per l'au­tostrada», commissionare con­tinui aggiornamenti del pro­getto.

Basta una scorsa al frequen­temente citato libro di Werner Baetzing, «Le Alpi» (Bollati Boringhieri) per capire che la questione della mobilità den­tro le Alpi e da una parte al­l'altra delle Alpi è uno dei te­mi ineludibili, da affrontare con serietà e serenità, però da­ti alla mano. C'è il pro e il con­tro, naturalmente, eppure è certo che uno dei mali di cui le Alpi soffrono è proprio il traf­fico di attraversamento. Solo uno, perché un altro è il traffi­co di penetrazione, e un altro ancora quello del pendolari­smo tra montagna e pianura, e un altro ancora quello di col­legamento tra valli.

Ma occorre prima di tutto riassumere che cosa prevede il progetto definito «priorità» dal sindaco Prade, ignorato da Reolon, considerato possibi­le da Chisso. I numeri relativi alla tratta Pian di Vedoia-Pieve di Cadore li riassume «Per Altre Strade» che si oppone, in Cadore e in Carnia, all'«auto-strada dell'obbrobrio»: lun­ghezza 22,7 km di cui 12,2 in galleria, 4,3 in viadotto, 6,2 in rilevato; durata ipotizzata dei lavori 10 anni e 6 mesi; i primi 8 km da Pian di Vedoia a Longarone sull'alveo del Piave (piene e alluvioni permettendo); 12 km di galleria a due canne sulla sinistra Piave do­ve non esistono né strade né ac­cessi; 8 milioni di tonnellate di materiale di risulta da tra­sportare a valle con 270 mila viaggi di camion pellicano sul­la statale 51; 945 milioni di eu­ro di costo. Particolare non ir­rilevante: i passaggi necessari perché l’opera si paghi sono valutati in 38 mila al giorno, pari a 14 milioni di passaggi all'anno.

Occorre partire da qui per valutare se quest'opera è neces­saria, in secondo luogo se è possibile, in terzo luogo se è una priorità, in quarto luogo se non vi sono alternative. Fac­ciamolo serenamente, dati e ci­fre alla mano, discutiamone senza far la diventare un motivo di rissa e di scontro: però facciamolo. Sapendo che par­lare di autostrada (questa autostrada) equivale anche a de­potenziare ogni possibile impe­gno per altre alternative, co­me la ferrovia. Scrive Baetzing che «l'accessibilità attraverso un moderno mezzo di trasporto è ormai diventata il presup­posto basilare per la parteci­pazione alla vita e all'econo­mia moderne», e dunque occorre tenerne conto se si ritiene che la montagna debba essere non un'isola, impossibile del resto, ma una regione con ca­ratteristiche particolari ma collegata con il mondo. Però «mezzi moderni» non voglio­no dire di necessità «autostrada».

Il problema è certamente il traffico di transito, ma è, forse anche soprattutto, il traffico interno «molto più consistente di quello di transito» (Baetzing), che si somma al pri­mo con effetti micidiali di pa­ralisi da un lato, di «drenaggio» in fondovalle dall'altro. Con i tempi moderni la strut­tura della viabilità si è radi­calmente modificata; nel 1815 il transito per le Alpi passava per 300 passi (con animali da soma) e 30 valichi (con carri). Oggi ci sono 10 percorsi di va­lico ma solo su 3 (Brennero, San Gottardo, Monte Bianco) si concentra l'81% dei Tir che sono 3 milioni (senza contare le automobili). Un tempo dun­que era molto più importante la rete dei passi intervallivi, ma l'avvento della modernità ha stravolto quell'assetto «lon­gitudinale». Oggi per andare da una valle all'altra occorre scendere da una valle sul fon­dovalle principale (che funge da direttrice per la viabilità li­neare e veloce) e risalire l'al­tra valle. Dagli anni 60 in poi c'è stato il boom delle autostra­de (e delle semiautostrade) spesso in tunnel, con una «evo­luzione che mette in discussio­ne la funzione residenziale del­le valli di transito».

Se appli­chiamo queste ormai accertate modalità (e conseguenze) al progetto di continuazione dell'A27 possiamo concludere che, per il micidiale inquina­mento (che ristagna a fondo-valle), per l'aumento del traffi­co di transito non funzionale al territorio della provincia di Belluno dunque parassitario, per l'incremento indotto (cioè provocato) di traffico indeside­rato e non necessario interno alla provincia, il progetto au­tostradale porterà più danni che benefici. Danni che, sia detto per inciso, altrove cerca­no disperatamente di argina­re in vari modi (sensi unici al­ternati, quote prestabilite di passaggi, distanze rigorose tra un Tir e l'altro). Oppure di scaricare su qualche sventu­rato (sprovveduto?) vicino.

Il fatto è che le verità, come sempre, sono due, come dice ancora Batzing: «II traffico è vita, ma il traffico distrugge la vita». Dipende dunque, in modo decisivo, dall'idea di sviluppo che la comunità bellune­se immagina nel suo futuro. Senza fermarsi al di qua del proprio naso, a valutare solo quanti «affari» si possono fa­re mettendo in moto lavori, imprese e appalti.


Dal Corriere delle Alpi del 17 febbraio 2008


02/12/07

VENERDI’ 7 DICEMBRE AL TEATRO KURSAAL DI AURONZO

"L’ACQUA INGABBIATA"

Uno spettacolo di Sandro Buzzatti per riflettere sul futuro del Cadore sul piano economico, sociale, culturale e ambientale
E’ ingabbiata l’acqua del Cadore.
Prigioniera di centocinquanta disposizioni, regole vecchie e nuove, leggi, diritti acquisiti e prepotenti prelazioni.
E così il lago del Centro Cadore, d’estate, si presenta come una pozzanghera. Quella che dovrebbe essere un’attrazione turistica si sta trasformando sempre più in un luogo che compromette negativamente il paesaggio.
L’acqua ingabbiata è il titolo dello spettacolo che l’attore bellunese Sandro Buzzatti metterà in scena venerdì 7 dicembre alle ore 20,30 al Teatro Kursaal di Auronzo di Cadore.
L’appuntamento rientra tra quelli messi in calendario dalla Comunità Montana Centro Cadore per pensare il futuro del suo territorio.
Cosa fare per tenere in vita la montagna? Quali interventi sono necessari per arginare l’esodo? Quali attività favorire per consentire ai giovani di restare in Cadore?
A questi e ad altri interrogativi sono chiamati a rispondere protagonisti del mondo economico, alpinistico, ambientalista, della cultura. E le risposte hanno lo scopo di stimolare l’intervento dei cadorini.
“Perché – sottolineava poche settimane fa a Pieve di Cadore l’alpinista Fausto De Stefani – solo l’intelligenza, l’intraprendenza, la tenacia e la forza dei cadorini possono forgiare il Cadore del futuro.”
E gli organizzatori di queste serate puntano proprio a far si che i cadorini si incontrino, riflettano e progettino.
Ma puntano anche a denunciando come succederà sicuramente venerdì 7 dicembre con lo spettacolo di Buzzatti nel corso del quale si parlerà dell’acqua cadorina rubata e del paesaggio montano gestito da tutti fuorché dai cadorini e delle Dolomiti violate. Un’autentica denuncia ma anche un contributo a leggere la realtà partendo dalla cultura….dalle poesie di Zanzotto o Pasolini, dagli scritti di Buzzati, dai reportages di Rumiz e dalle note dei musicisti che accompagneranno Buzzatti nei suoi monologhi.


05/11/07

"SUI SENTIERI DELL’ARMONIA INFRANTA”

L’alpinista Fausto De Stefani (ha salito tutti gli 8000 della terra) racconta come l’uomo stia minacciando l’ambiente dal Cadore all’Himalaya

SABATO 10 NOVEMBRE ORE 20,30 SALA COS.MO. PIEVE DI CADORE

Introduce Bepi Casagrande giornalista RAI

Come sarà il Cadore tra venti, trenta, cinquant’anni?

Quanto incideranno sul futuro della montagna cadorina fenomeni come i cambiamenti climatici, lo spopolamento, il traffico, il turismo a intermittenza che riempie e svuota i nostri paesi a seconda delle mode stagionali?

Che ne sarà delle meraviglie ambientali che ci circondano? Sapremo tutelarle e contemporaneamente farle diventare un’opportunità turistica da valorizzare anche economicamente?

Interrogativi che stimolano riflessioni prima ancora che risposte e soluzioni.

Così ha pensato la Comunità Montana del Centro Cadore stilando un calendario di incontri con economisti, attori, scrittori, alpinisti, imprenditori, amministratori italiani e stranieri, giornalisti. A tutti è stato chiesto un contributo di idee per aiutare il Cadore a pensare e progettare il proprio futuro.

Dopo l’assaggio della scorsa estate con il metereologo Luca Mercalli adesso tocca all’alpinista Fausto De Stefani.

Sarà come riprendere il filo del discorso perché De Stefani conosce bene le previsioni scientifiche illustrate da Mercalli. E non solo le condivide ma sa calarle bene in un contesto, quello della montagna, che conosce molto bene. De Stefani sa che anche da noi l’ambientalismo deve fare i conti con la gente che abita in montagna 365 giorni l’anno e non solo la domenica.

Presidente di Mountain Wilderness, l’associazione in prima fila contro i soprusi alla montagna Fausto De Stefani è stato uno dei più forti alpinisti dell’ultimo secolo. Ha salito tutte le più alte montagne della terra a cominciare dai quattordici 8000.

Negli ultimi anni si è impegnato in una campagna di solidarietà per dare un’istruzione ai bambini poveri del Nepal.

Alle porte della capitale Katmandu è riuscito a far costruire due scuole e un istituto professionale che sono frequentati da più di mille alunni.

Sabato 10 novembre alle ore 20,30 nella sala Cos.Mo. di Pieve di Cadore, aiutandosi anche con diapositive e filmati Fausto De Stefani accompagnerà i presenti lungo i “Sentieri dell’armonia infranta” che è il titolo della serata.

“Percorrendo i sentieri che collegano le valli e le cime del Cadore – sostiene De Stefani – si vivono momenti di tranquillità e si percepisce il vero senso dell’armonia. Ma questa armonia, sempre più spesso, viene offesa e infranta dall’uomo che non ha nessun rispetto per la montagna. Io ho avuto la fortuna di percorrere sia i sentieri delle Dolomiti che quelli dell’Himalaya assaporando il gusto dell’armonia. I questi ultimi anni li ho ripercorsi e devo dire che l’armonia è infranta.”

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18/07/07
Il Consiglio comunale di Calalzo ha deliberato alcune osservazioni al PTCP (piano provinciale territoriale di coordinameno) ed ha ribadito il proprio no al proseguimento dell'autostrada per il Cadore.
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24/05/07
Un altro contributo al dibattito da parte del Sindaco di Calalzo - Lettera dibattito A27 A23
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24/04/07
Il Gazzettino 23.04.2007

Il noto climatologo l’altra sera a Domegge: «Le terre alte sono da numero chiuso, i piani regolatori devono difenderci»

Mercalli: «Giù le mani dalla montagna»

«Bisogna imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura devastata che punta solo sul petrolio»

Domegge

«La montagna è da numero chiuso. Non ti permette di fare più quello che vuoi. I Piani regolatori devono adeguarsi a questa necessità, Non per isolarci, ma per difenderci». Un'ora e mezza di dotta esposizione quella di Luca Mercalli, climatologo e presidente della Società meteorologica italiana, sabato a Domegge, dalla quale sono emersi scenari preoccupanti. Numeri e prospettive che ci dicono che è giunto il momento di fermarci e di cambiare rotta. «Smettiamola di fare gli americani. C'è bisogno di nuove idee, di contributi per dare sbocco al futuro della montagna. Non dobbiamo accontentarci di essere qualificati come cittadini di serie B, schiacciati da economie sleali». Introdotto dal giornalista Rai, Luca Ginetto, Mercalli ha salutato il folto pubblica della sala, ricordando da dove viene e le battaglie che lì, in Val di Susa, sono ancora all'ordine del giorno, come il no all'alta velocità. «Non esistono ricette salvavita, ma modelli da seguire questo si». E ha spiegato come, a 630 metri di quota,ad Occidente, sulle Alpi Gialle a Bussoleno dove insiste la stazione meteorologica, sia possibile recuperare una vecchia cascina, ristrutturarla, dotarla di pannelli solari ( produciamo più energia di quanta ne consumiamo) coltivandone il terreno tutt'attorno a patate, incentivando la pastorizia ovina, bovina e commercializzando il ricco raccolto di castagne. «Ma non siamo isolati, c'è Internet. Con poca spesa e una buona linea telefonica ADSL a banda larga, possiamo lavorare anche dodici ore al giorno». Spiega: «la città è penetrata nella montagna a viva forza. Cinquant'anni di industrializzazione ci hanno ridotto davvero male. La nostra ma anche la vostra del Cadore è ancora la vera cultura alpina. Riflettete sull'opportunità di insistere e di combattere. Niente impianti sciistici a grande portata che non riducono le code, ma le fanno salire solo un po' più in alto. Più alberi invece». Mercalli a lungo ha parlato di energie alternative con un riferimento specifico a "Casa Klima". «Bolzano è all'avanguardia in Italia e in Europa. Dobbiamo copiare quel modello che per i nuovi edifici pubblici diventa con maggio, obbligatorio. Questo dimostra quanta attenzione abbia quella regione per l'ambiente». Una bottiglia di plastica di acqua minerale è diventata poi oggetto di ilarità, quando Mercalli ha sottolineato come che per arrivare sino a Domegge, avesse fatto un lungo viaggio. «Viene da Salisburgo. Un rifiuto in più da riciclare. Ma vale la pena acquistare acqua così lontano? Non è più buona quella del sindaco?». Un concetto basilare di sopravvivenza turistica che Mercalli ha spiegato è che la montagna «deve imparare a vendere ospitalità ed atmosfera ad una pianura devastata che ci vuole imporre l'eredità sterile del petrolio. Esiste un limite a tutto. Ciò non significa che dobbiamo vivere miseramente. Qui c' è ancora un barlume di saggezza. Esercitiamola e mettiamola in pratica».

La seconda parte della serata è stata dedicata al clima, a questo caldo così anomalo, ai ghiacciai che si ritirano come la Marmolada, a questa delicata fase del nostro tempo. Sta per verificarsi un'altra estate 2003, con temperature pesanti e le conseguenze che conosciamo». Sì ma con grande riserva alle biomasse, si all'energia alternativa, eolica e solare, per un futuro di autosufficienza per la montagna. «In Italia siamo 60 milioni di persone che nel contesto mondiale contano poco. Quando giungerà il momento della resa dei conti in cui il poco petrolio rimasto dovrà essere spartito, noi saremo come la mosca su una mucca. Con un colpo di coda la si scaccia». Dal pubblico domande sul Protocollo di Kyoto che secondo Mercalli non è stato un bluff. Ed un no deciso per l'autostrada verso la Carnia.

Nives Milani


7/04/07
Sabato 21 aprile 2007 - ore 21.00 - Cinema San Giorgio di Domegge di Cadore.
Organizza: Comunità Montana Centro Cadore
Introduce: Luca Ginetto - Giornalista RAI
_____________
Quale futuro per la montagna?
Grandi opere o piccole opere?Scenari in vista dei cambiamenti climatici ed energetici.

LUCA MERCALLI - Società meteorologica Italiana / RAI3 Che tempo che fa / RAI2 TGMontagne

Nell'ultimo secolo la montagna italiana o è stata abbandonata o ha visto prevalere il modello di sfruttamento intensivo delle risorse ambientali e turistiche imposto dalle città di pianura. Alla vigilia dei grandi mutamenti attesi in campo climatico ed energetico la montagna può offrire nuove opportunità,di pensiero e di azione, purchè sappia cambiare il proprio modello di sviluppo. Dall'introduzione di un turismo più leggero, meno centrato sulle attività invernali e più diversificato anche nell'offerta estiva per chi fuggirà dai calori della pianura, all'utilizzo delle energie rinnovabili - acqua, sole, biomassa - è venuto il momento anche per la montagna di dire la sua. Meno grandi opere a base di cemento e più piccole opere capillarmente diffuse sul territorio, inclusa la rivalutazione dell'agricoltura di qualità, sono il messaggio che dalla montagna - depositaria di un millenario rapporto di sobrietà e attenzione verso l'utilizzo di risorse scarse - dovrà giungere ai grandi centri urbani ingordi di energia e materie prime, oggi non più sostenibili.
Luca Mercalli, presidente della Società Meteorologica Italiana e direttore della rivista Nimbus, si occupa di ricerca, didattica e divulgazione sul clima alpino. Vive in Val di Susa e conosce bene l'ambiente montano, le sue opportunità e i suoi problemi: ha elaborato per la Regione Autonoma Valle d'Aosta il rapporto di indirizzo politico sulle strategie di adattamento ai cambiamenti climatici, è collaboratore del TGMontagne di RAI2, autore insieme a Chiara Sasso del libro "Le mucche non mangiano cemento", e gestisce un'azienda agricola nella montagna marginale piemontese.
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22/03/07

Documento di sintesi della riunione tra i sindaci del Cadore e della Carnia

Il Sindaco di Calalzo ha scritto un breve documento di sintesi della riunione tra i sindaci del Cadore e della Carnia avvenuta venerdì 16/03/07 nel municipio di Calalzo e l'ha inviata a tutti i sindaci della Comunità Montana Centro Cadore, Comunità Montana Comelico e Sappada; Comunità Montana Valle del Boite, Comunità Montana della Carnia (quelli interessati al passaggio dell'autostrada), ai rispettivi presidente ed ai sindaci di Longarone, Castellavazzo ed Ospitale.

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04/03/07

Incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e della Carnia a Calalzo

Inviato un comunicato ai media in cui il Sindaco svolge alcune ulteriori riflessioni sulla prospettiva della realizzazione dell'autostrada ed anticipa che il 16 marzo a Calalzo ci sarà un incontro tra i Sindaci del Centro Cadore e quelli della Carnia per una valutazione congiunta.

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03/03/07

Delibera della Provincia pro autostrada?

Il Consiglio provinciale qualche giorno fa ha votato all'unanimità (con qualche assenza significativa come ad esempio quella del consigliere di DL Margherita Armando Maroldo che successivamente ha dichiarato la sua assoluta contrarietà al progetto di prosecuzione dell'autostrada ed ha dissentito con l'odg approvato) un "Ordine del Giorno" che lascia molto perplessi riguardante in una sua parte il prolungamento dell'autostrada A27 verso la A23 (Pian di Vedoia - Cadore - Carnia) .

I presentatori dell'ordine del giorno hanno fatto sapere a tutti gli organi di stampa che all'unanimità del Consiglio era stato detto un sì al prolungamento. Nessun rappresentante della maggioranza ha contraddetto questa interpretazione, solo Rifondazione Comunista molto timidamente.

Pubblichiamo la deliberazione perchè tutti possano capire di che cosa si tratta e farsene un'idea.

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28/01/07

Un commento a caldo su autostrada A27 / A23

Ho paretecipato al convegno di Villa Santina di venerdì 26/01/07, invitato dagli organizzatori per capire, finalmente, in che cosa consiste lo Studio di Fattibilità dell' "ipotesi di completamento tra le autostrade A23 e A27".

Finora nessun amministratore del Centro Cadore ha avuto la possibilità di vederlo ufficialmente.

Sono rimasto stupito perchè, nonostante le rassicurazioni che il territorio del Centro Cadore non sarebbe toccato dalla grossa arteria di comunicazione, in realtà, lo stesso sarebbe interessato da due svincoli autostradali (uno a Caralte ed uno a Lorenzago) ed alcuni viadotti di attraversamento delle valli trasversali a quella del Piave sulla sinistra Piave, uno ad esempio della Val Talagona con gli Spalti di Toro sullo sfondo.
Ho evidenziato nella riunione il fatto che con la crisi dell'occhialeria le Comunità del Centro Cadore hanno necessità di un rilancio di altre forme economiche ed una in particolare, grazie alla fortuna del nostro ambiente naturale, è quella del turismo che non si può fare all'ombra dell'autostrada ma valorizzando un turismo sostenibile ed ecocompatibile ( i nostri territori son pressochè tutti zone SIC e ZPS e sono stati proposti all'UNESCO come patrimonio dell'Umanità).
L'autostrada diventerebbe un corridoio di transito di molti mezzi leggeri e pesanti a vantaggio di altri territori lontano da qui. Qui rimarrebbero solo traffico, fumi, rumore.
Il Comune di Calalzo, quello di Domegge e quello di Pieve di Cadore con deliberazioni consigliari del 2001 hanno espresso forte contrarietà al prolungamento della A27 in modo chiaro e motivato.
Nel 2003 era stato organizzato un convegno a Calalzo con la partecipazione di molti rappresentati di territori attraversati da autostrade ed era emerso che non c'era stato nessun vantaggio economico per i loro territori ma solo danni.
Quello che sostengo è che sicuramente è necessario migliorare la viabilità ordinaria soprattutto nei punti critici (Longarone - Castellavazzo) non è assolutamente necessario devastare il territorio.
Son assolutamente d'accordo con le indicazioni della UE nel suo Libro Bianco dei Trasporti, il problema è ridurre il traffico su gomma migliorando i servizi pubblici ed in particolare il trasporto su rotaia per motivi di inquinamento e quindi di salute e anche per motivi di tutela ambientale. L'Autostrada è in contrasto con tutto questo.

Il Sindaco
Piermario Fop
lettera_dibattito_a23a27.doc (82 KB)
incontro_sindaci_a23a27_160307_resoconto.pdf (27.7 KB)
volantino_CIPRA_Perarolo_22_agosto_.pdf (90.6 KB)
delibera_provincia_ipotesi_prolungamento_a27.pdf (54.3 KB)
osservazioni_mobilità_ptcp180707.pdf (54.8 KB)
comunicato_passante_A27A23_GianfrancoBettin.pdf (23.5 KB)
Manifesto_incontro_DeStefani.pdf (189.1 KB)
convegno1.pdf (1.4 MB)
a27_a23_30307.pdf (36.5 KB)
Credits RHX Comune di Calalzo di Cadore - P.IVA e C.F. 00194080255